giovedì 19 febbraio 2009

quello che ho scritto giovedì 5 febbraio su un pezzo di carta subito dimenticato che oggi ho ritrovato e mi ha fatto sorridere.


Parte la canzone giusta per poter scrivere due righe...

Mi chiedo se sia giusto che mi basti leggere un paio di vecchie emozioni scritte in blu per farti tornare qui.

Giuro che non lo sopporto. Perchè...per mille perchè, ma soprattutto perche sono felice. E te hai ancora il potere di farmelo scordare. Anche se solo per mezz'ora. Comunque non dovresti averlo. E te chissà che fai adesso. Adesso mentre io continuo ad interrogarmi sul senso. Chissà se io sono ancora lì. O lì chi c'è davvero con te.

La cosa che mi consola è che è bastato vedere quel sorriso per cancellare tutto. Il suo potere è più forte del tuo. Lui è Goku che alla fine vince sempre. Goku che mi fa ridere, che mi monopolizza il pensiero, che è quello che c'è. Non quello che non c'è. Goku che è partito e già mi manca. Goku che se mi manda un messaggio solo un pò meno carino del solito già mi preoccupo. Goku che mi piace. Goku che non vedo l'ora di abbracciare perchè sà di buono.

Non posso fare a meno di chiedermi come reagirei se tu comparissi in questo momento. Perchè Goku alla fine vince, ma non è micca sempre così facile. Se la deve combattere.

La risposta certa non la sò ancora. Vorrei saperla con tutto il mio corason, ma non ci prendiamo per il culo, al cento per cento non la sò.

Quello che sò però è per chi tengo. E non è poco...:D

giovedì 5 febbraio 2009

certi quaderni bisognerebbe lasciarli chiusi.dentro c'è troppa vita.


C'è un quaderno che nascondo

ma non ho

mai scritto cosa sei

per me

perché è facile

tu mi leggi dentro

io no

se gli errori li cancello

resta la

peggior calligrafia

che ho

avuto in vita mia

nuda lì sul foglio

io sono un pescatore di asterischi

sotto un'onda a forma di parentesi rotonda che mi porta via

lunedì 26 gennaio 2009

such great heights


I am thinking it's a sign that the freckles

In our eyes are mirror images and when

We kiss they're perfectly aligned

And I have to speculate that God himself

Did make us into corresponding shapes like

Puzzle pieces from the clay

And true, it may seem like a stretch, but

Its thoughts like this that catch my troubled

Head when you're away when I am missing you to death

When you are out there on the road for

Several weeks of shows and when you scan

The radio, I hope this song will guide you home

They will see us waving from such great Heights, 'come down now,' they'll say

But everything looks perfect from far away, 'come down now,' but we'll stay...

I tried my best to leave this all on your

Machine but the persistent beat it sounded

Thin upon listening

That frankly will not fly. you will hear

The shrillest highs and lowest lows with

The windows down when this is guiding you home

mercoledì 7 gennaio 2009

è un brivido è una cura, serenità e paura


Mi vergaugn un pò a scrivere quello che sto per scrivere. Ma tanto non c'è troppa gente che leggerà. magari io fra qualche tempo.
Ma dato che non sono una demo-semo, non voglio stare qui a riportare solo i momenti in cui ascoltare gli afterhours è la cosa più allegra che posso fare(tra parentesi...che cazzo se ne vanno a sanremooooooooo???!! meno mille point). Ergo mi sento in diritto di farmi una fischiettata sul mio blog, mi sento in diritto di leggere dell'ermeneutica della fenomenologia di sti cazzi e in realtà pensare beatamente a qualcos'altro, mi sento in diritto di camminarmela in mezzo alla neve a mo' di Frank Sinatra I'm singing in the snow con l'ombrello di yoyo, mi sento in diritto di far partire il countdown appena ho mandato il messaggio e poi andare a vedere nei messaggi inviati se sono passati più di dieci minuti dall'invio e se sono passati di iniziarmi a preoccupare, mi sento in diritto di immaginarmi già tutta la nostra vita dalla prima vacanza al primo figlio con il testone e i riccioli, mi sento in diritto di sentire lo stomaco che si chiude e il resto che se la ride appena arrivi tu.

martedì 30 dicembre 2008

Weltstadt mit Herz


Come circa più o meno sempre quando devo partire, ho quella sensazione in the fond of the stomac, che mi dice "ma perchè non te ne stai a casa???".
Poi però c'è quella parte into the wild cazzamente maggiore che mi fa venire voglia di scoprire il mondo, di scoprire che il tutto non finisce a fiorano, di scoprire che si può vivere all'oratorio, o si può vivere nel deserto, o si può vivere in una metropoli, o si può vivere per strada, o si può vivere in quelle casette tutte di legno, o si può vivere in un igloo...mi fa venire voglia di scoprire che si può essere tedeschi simpatici, finlandesi ospitali, italiani non mafiosi, arabi non terroristi, americani non bush, brasiliani che non sanno ballare la samba, africani che non suonano il bongo con l'osso al posto dell'elastico...mi fa venire voglia di sentire nuovi sapori, odori, colori, sensazioni, lingue, abitudini, tradizioni... anche se mentre mangi un piatto giallo evidenziatore rimpiangi i tortellini.
Insomma tutto questo per dire....
MUNCHEN ARRIVIAMEEEEEEEEEEEN!!!!!!!!!

sabato 27 dicembre 2008

I love Ungaretti's style

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s'addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
comtemplo
l'illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie si fondono

E come portati via
si rimane

mercoledì 24 dicembre 2008

Ma a te ti sento dentro come un pugno

E' che ogni tanto mi riprendo un libro, non è che lo rileggo tutto, ma solo le parti che ho sottolineato, magari con qualche scarabocchio nei bordi. Oggi ho aperto questo. Stranamente è Baricco. Stranamente lo sento dentro come un pugno.



"Vecchio, benedetto, Pekisch,questo non me lo devi fare. Non me lo merito. Io mi chiamo ancora Pehnt, e sono ancora quello che se ne stava sdraiato per terra a sentire la voce nei tubi, come se quella arrivasse davvero, e invece non arrivava. Non è mai arrivata. E io adesso sono qui. Ho una famiglia, ho un lavoro e la sera vado a letto presto. Il martedì vado a sentire i concerti che danno alla Sala Trater e ascolto musiche che a Quinnipak non esistono : Mozart, Beethoven, Chopin. Sono normali, eppure sono belle. Ho degli amici con cui gioco a carte, parlo di politica fumando il sigaro e la domenica vado in campagna. Amo mia moglie, che è una donna intelligente e bella. Mi piace tornare a casa e trovarla lì, qualsiasi cosa sia successa nel mondo quel giorno. Mi piace dormire vicino a lei e mi piace svegliarmi insieme a lei. Ho un figlio e lo amo anche se tutto fa supporre che da grande farà l'assicuratore. Spero che lo farà bene e che sarà un uomo giusto. La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. Non c'è altro. Questa è la mia vita. Io lo so che non ti piace, ma non voglio che tu me lo scriva. Perché voglio continuare ad andare a letto, la sera, e addormentarmi.Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso.Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E' bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà ? E' proprio obbligatorio essere eccezionali ?Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente : nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli.Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici.Andrò a letto, questa sera, e non mi addormenterò. Colpa tua, vecchio, maledetto Pekisch.Ti abbraccio. Dio sa quanto ti abbraccio.Pehnt, assicuratore."