
A destra libri. A sinistra libri. Chiudo gli occhi...inspiro. Odore amplificato di notti d'estate, passate a perdersi tra pagina uno e pagina duecentoquarantacinque. Penso che vorrei che esistesse davvero il cimitero dei libri dimenticati immaginato da Zafòn, per perdermici dentro, seguendo le vie del caso, se al caso vogliamo credere, finchè ad un certo punto sentirei che è il momento di fermarsi. Inizierei a leggere i titoli sulle copertine, scorrerei veloce lo sguardo...poi improvvisamente eccolo. Lui. Lo saprei e basta. Come quando ti raccontano le grandi storie d'amore, che fin dal primo momento l'avevano capito che Lui era l'uomo della vita. Uguale. Lui il libro della vita.
Riapro gli occhi e non sono in una notte nebbiosa barcellonese, ma in un'umida giornata fioranese, in biblio con di là un esame da preparare. Ma non mi và ancora di tornare alla realtà, quella in cui dovrei essere seriamente impegnata nella lettura de "La riscoperta del sacro tra le due guerre".
Resto qui ancora un pò, in questa striscia di universo insonorizzata, ad immaginarmi che forse un giorno qualcosa di mio sarà impilato tra Hemingway e Moccia, che forse un giorno qualcuno annoiato inciamperà nel titolo, ne rimarrà colpito quel tanto che basta per fargli allungare la mano e leggere il retro. Forse lo porterà anche a casa e una notte proverà quello stesso brivido che provo io quando lentamente aprò la copertina e senza neanche pensarci dimentico il mio mondo per entrare in un altro...
Probabilmente non sarà. Ma di sicuro sarebbe bello. Non tanto per il fatto di aver scritto un libro che magari a qualcuno piace, no. Ma perchè significherebbe avere qualcosa da dire. Qualcosa da restituire al mondo.
"L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. (…) le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere."
